Questo "Jack knife Rendezvous" è il quinto album dei tedeschi Dustsucker, band legata ad un hard rock in stile Motorhead, che strizza l'occhio anche a Ted Nugent, e gruppi come The Hellacopters, e gli australiani Rose Tattoo.
La partenza è affidata a "Dead On Wheels", discreto brano in stile rock dotato di un buon ritmo, a cui segue la veloce titletrack, più tirata e in cui i riferimenti alla band di Lemmy sono più espliciti, (pur senza avvicinarvisi qualitativamente per nulla). "Wasted Times", con le sue sonorità a volte quasi punk rappresenta forse il lato peggiore del disco, in cui la band non dice veramente nulla di interessante, una traccia che si sarebbe potuta evitare.
Ci si risolleva un pò con la lunga "Under The Hammer", dotata di qualche spunto positivo nei riff delle due chitarre e decisamente più "orecchiabile", ma sempre con quel senso di incompiuto che si avverte all'ascolto sin dall'inizio. Si continua con questo rock grezzo e diretto, e anche la successiva "Bleed For My Strings", a parte per un breve assolo conclusivo, non si sa in che direzione voglia andare. Non cambia la situazione con la scontata "Dust Is Rising", di cui rispetto a quanto visto fin'ora si salva il refrain, che pare meglio costruito e più di presa.
Un brano rock di un discreto impatto è "Continental King", anche se non è certo uno di quei pezzi che lasciano il segno. Purtroppo quest'impressione si riscontra per tutta la durata dell'album, e le tracce finiscono in gran parte per assomigliarsi un pò tutte, cosi "Out For Blood" passa senza lasciare traccia e la successiva "Burning Glass" si nota solo per le accelerate poco convinte del drummer ed una discutibile parte vocale.
Ci si avvia alla conclusione, e se "Ten Feet High" non cambia certo registro, "Witch Of Death" sembra più convinta e sicuramente meglio riuscita di molte altre tracce di questo lavoro, grazie alle sue cavalcate vivacizzate da qualche buon cambio di tempo.
A chiudere il disco infine ecco "Bigger Than Ever", altra canzone semplice e lineare, che probabilmente ben rappresenta l'intento (riuscito a meno di metà) della band di suonare un hard rock senza fronzoli e che possa entrare facilmente in testa ai fan (cosa che fa, ma senza restarci).
L'impressione è che la loro proposta, descritta dal gruppo stesso come "Asskickin'Rock'n'Roll" di "asskicking" abbia veramente poco, risultando il più delle volte piuttosto scontata e piatta, senza comunque trovare un sound paricolarmente originale, ed è questo probabilmente il maggior punto debole della band, in un disco che non ha acuti ma per lo più canzoni banali e di scarsa incisività.
Recensione di Marco Manzi
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.