E’ spesso difficile porsi davanti ad un lavoro di una band che in un certo modo o forse in parte ha fatto la storia di un genere musicale, è difficile soprattutto in un periodo in cui la freschezza compositiva è divenuta un pregio di pochi e in cui le reunion sono arrivate in massa, ed è difficile per me trovarmi davanti a questo lavoro dei Mötley Crüe , un live album di una band che ultimamente ha fatto parlar di se più nelle pagine di cronaca rosa che in quelle puramente musicali, ma è il momento di essere il più professionali possibile quindi passiamo all’ ascolto analisi dell’ album.
I pezzi eseguiti in questo live sono davvero il meglio di quello che la band ha creato durante i mitici anni 80, “Shout At The Devi”l già in apertura, poi brani come “Too young to fall in love" o "Wild side" tutti brani che hanno fatto impazzire milioni di fan, ma se negli anni ottanta questi erano dei ragazzi grintosi e carichi di energia quello che traspare da questo album è solo il caos più totale.
Credo si difficile capire il vero stato di forma della band, e questo per una produzione abbastanza orripilante satura di bassi che rendono impastato il suono togliendo chiarezza la voce di Vince sembra lontanissima, e nonostante si sia mantenuta squillante come un tempo è sempre in secondo piano rispetto a chitarre e batteria e questo rende spiacevole l’ ascolto dei brani, ad incuriosire forse l’ascoltatore sono presenti sul disco due cover una dei Beatles “Helter Skelter” e “Anarchy In The UK” dei Sex Pistols, entrambe acquisiscono certamente in potenza ascoltate con questa interpretazione ma davvero è un peccato la mancanza di limpidezza nel suono.
Sicuramente i veri affezionati alla band che conoscono le canzoni più di se stessi non troveranno difficoltà ad ascoltare il disco visto che ad ogni accenno di nota avranno gia le melodie stampate in mente ma per chi si avvicina al gruppo per la prima volta questo credo non sia proprio il disco adatto, forse da una band storia con tanti anni alle spalle si può e si deve pretendere di più.
Recensione di Davide Magatelli
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