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Evergrey - "The Inner Circle" (Inside Out/Audioglobe)

Line up:

Tom S. Englund – guitars and vocals
Jonas Ekdahl – drums
Michael Hakansson – bass
Rikard Zander – keyboards
Henrik Danhage – guitars
 

voto:

5,5
 

recensione

“The Inner Circle” rappresenta il quinto album del quintetto svedese, per chi non li conoscesse gli Evergrey spaziano dal prog metal inserendo parti power, heavy e gothic che rendono questo gruppo diverso da Dream Theater e simili permettendo di guadagnare una buona dose di originalità e probabilmente anche un maggior seguito di fans, grazie anche alla voce molto particolare di Tom S. Englund (talmente particolare che a volte si avvicina al soul). L’album è una sorta di concept sui vari risvolti che portano alla vocazione religiosa. L’avvio del successore di “Recreation Day” è positivo, con una buona song melodica, seguita sulla stessa linea dalla solida “Ambassador”, ma le tracce successive rappresentano l’altra faccia dell’album, infatti in “In The Wake Of The Weary” troviamo delle backing vocals femminili in cui sembra di sentire un cd di Anastacia (cosa che sarebbe meglio evitare), mentre la successiva “Harmless Wishes” (a tratti quasi blues) ed ancora di più “Waking Up Blind” sono caratterizzate da un ritmo molto lento, contornato da una voce che allontana di molto la band dai generi di riferimento portandola su soluzioni che hanno poco a che vedere con il metal e contribuiscono ad abbassare la qualità del lavoro. E’ con la successiva “More Than Ever” che il gruppo viene in parte rivalutato offrendo una canzone con pregevoli parti strumentali, per poi passare ad una valida traccia di prog metal macchiata però dall’inserimento del parlato che la divide a metà. Il pezzo migliore dell’album è senza dubbio “Where All Good Sleep”, song potente e di carattere, sicuramente la più riuscita di “The Inner Circle”, seguita da “Faith Restored” accompagnata dalla chitarra e caratterizzata da un’aria nostalgica e malinconica, e dalla conclusiva “When The Walls Go Down”, con un’atmosfera gothic/progressive che fa da sfondo ad un discorso che occupa l’intera canzone (scelta piuttosto originale). In definitiva è un album molto particolare, anche se a mio avviso riuscito solo in parte, in cui probabilmente la fusione di sound è generi diversi è da rivedere perché si rischia, cercando di accontentare un pubblico più vasto di deluderne le aspettative, inoltre a tratti si abusa delle tastiere e l’inserimento del discorso parlato toglie effetto alla musicalità delle tracce. Tutta questa sperimentazione porta quindi ad un lavoro che non sembra convincere del tutto, più adatto al sound statunitense che europeo (la band sarà infatti presto impegnata in Usa di spalla agli Iced Earth), e penso che questa band sia in grado di fare cose migliori.

Recensione di Marco Manzi

tracklist

  1. A Touch Of Blessing
  2. Ambassador
  3. In The Wake Of The Weary
  4. Harmless Wishes
  5. Waking Up Blind
  6. More Than Ever
  7. The Essence Of Convinction
  8. Where All Good Sleep
  9. Faith Restored
  10. When The Walls Go Down

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