Gli Psychopunch sono una band svedese punk'n'roll che ha fatto il suo debutto nel 1999 con un album dal nome: "We are just as welcome as holy water in Satan's drink" (trad: siamo i benvenuti come l'acqua santa in un drink di Satana).
Con un titolo come questo non è una sorpresa che abbiano in poco tempo attirato l'attenzione della Svezia, senza contare, inoltre, che la loro musica è capace di fare presa sul pubblico come quella di poche altre band. Dopo sette anni esce già il loro sesto album "Kamikaze love reducer", un album di classico punk-rock, senza particolari effetti speciali ma nel quale le canzoni hanno quella carica particolare che le rende tutte piacevoli e orecchiabili.
Uno solo è il filo conduttore che lega tutte le tracce ed è il lato distruttivo dell'amore.
L'album si apre subito con una canzone tirata, "Poison alley groove", che fa subito capire quale sarà il sound dell'intero disco. Riff semplici uniti ad assoli puliti ed orecchiabili fanno subito arrivare alla seconda traccia, "Overrated", una canzone studiata per la sede live durante la quale il pubblico si potrà sfogare cantando il ritornello a squarciagola. La canzone più tirata dell'album è la quarta traccia, "On the stereo", questa canzone dalle tipiche sonorità punk-hardcore ha però un breve attimo di respiro quando nel mezzo si trasforma in una ballata semi-strumentale, ma è solo un attimo, viene subito ripreso subito il tempo iniziale fino alla chiusura. La vera ballata arriva con il quinto brano, un ottima canzone "When the world is dying", anche se in più di un pezzo ci si può cantare sopra "Knockin' on Heaven's Door"… Il sound degli Psychopunch ritorna comunque con "Two empty hands" che, insieme a "Like a fake heart love reaction", è il brano più riuscito dell'album. L'album si chiude infine con una ballata: "The black river song", una canzone piacevole, di quelle da cantare al bar con gli amici e che riesce a concludere nel migliore dei modi un album emozionante.
In conclusione "Kamikaze love reducer" è un bell'album che piacerà ai fan e che renderà sicuramente bene dal vivo, certo se potessi dare un consiglio alla band sarebbe quello di curare meglio alcuni dettagli e alcune parti che sembrano composte in maniera troppo sbrigativa, solo pochi maestri possono fare sei album in sei anni senza sbavare nemmeno in un pezzo…
Recensione di Tommaso Bonetti
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