Signori e signore, amici del metal e non, siamo di fronte al debutto di una band che definire fenomenale è assolutamente limitativo. Infatti basta dare una rapida occhiata alla storia di questa band per farsene un’idea.
I Forever Slave sono un progetto musicale sorto nel 2000 da un’idea della studentessa d’arte e cantante gotica Lady Angelica (mai nome fu più adatto ad una cantante) e del chitarrista Servalath. Entrambi gli artisti hanno sempre cercato di creare, nel loro sound, una fusione musicale molto particolare in cui le voci gotiche femminili si miscelassero alla perfezione con i riff molto Heavy del secondo chitarrista Oswalth ed anche con gli elementi orchestrali e sinfonici creati dal violinista Ignaz e dal tastierista Leaf in modo da generare un concept-album veramente drammatico. A completare il tutto ci pensa il drummer Edward con i suoi grugniti ultra-brutali che affiancano l’angelica voce della cantante. Ma quello che rende questo gruppo veramente speciale è la capacità di Lady Angelica di tessere delle linee vocali che sembrano quasi un’angelica voce che traghetta l’ascoltatore verso un remoto punto luminoso che a malapena si intravede nel buio più pesto, tetro e terrificante, contrapposta agli inserti quasi growl del batterista Edward. Per questo debutto la produzione è stata affidata a Lars Ratz che lo ha registrato nei Tornado Studios di Mallorca ed Amburgo. Quest’album narra la storia di una ragazza che viene internata in un centro di salute mentale dopo essere stata accusata dell’omicidio dei suoi genitori, dato che fu trovata con un coltello insanguinato in mano accanto ai due corpi morti. In questo centro di salute mentale la ragazza non riesce a ricordare niente di ciò che è accaduto.
Ed è per questo motivo che deve viaggiare nel “suo inferno“ per cercare la verità. Questo album è un vero e proprio “viaggio allucinante” nei meandri del subconscio umano, e riesce a mettere in evidenza dei lati della psiche a molti sconosciuti. È praticamente impossibile riuscire a mettere per iscritto le sensazioni che si provano ascoltando un labum del genere; basta solo dire che è un concentrato di violenza, amore, atmosfere tenebrose, paradisi artificiali, pazzia, malattia e puro romanticismo; ogni brano è una storia a sè, ogni singolo accordo esprime un sentimento diverso. Lo si può chiaramente capire sin dalla prima traccia “Lunatic Asylum”, il cui inizio sinfonico e melodico lascia subito spazio ai riff quasi apocalittici creati dal resto del gruppo, inframmezzati solamente dall’angelica voce di Lady Angelica (che in alcuni momenti ricorda la Michaelsen) e dai grugniti ultra brutali di Edward. È praticamente impossibile trovare dei difetti in questo debutto, dato che tutti i brani sono legati da un sottile filo che si dipana fino all’ultima nota dell’ultimo brano, ipnotizzando l’ascoltatore sin dal primo ascolto. In quest’album è possibile ritrovare riff di puro Heavy Metal miscelati alchemicamente con inserti molto melodici e tavolta quasi orchestrali: basta dare un rapido ascolto a “Reminiscences”, “Aquelarre”, “Across The Mirror”, “Tristeza”, con il suo intro quasi elettronico che cede rapidamente il passo a riff molto aggreesivi e potenti, ma soprattutto il brano conclusivo “The Letter”, quasi un testamento in musica, caratterizzato da riff molto potenti accompagnati da un violino che dà al tutto quel tocco di dolcezza che lo rende una vera gemma. Chi ama le ritmiche folk rimarrà molto soddisfatto ascoltando brani come “In The Forest”, “Dreams And Dust”, con il suo ritmo cadenzato. Chi invece ama le atmosfere sinistre ed inquietanti troverà pane per i suoi denti in brani come “Equilibrium” e “The Circles Of Tenebra”, caratterizzati da degli intro molto inquietanti ed atmosferici..
Per concludere posso solo dire che se questo è il debutto di questo gruppo, sono sicuro che ne sentiremo presto parlare molto bene, dato che la classe c’è e le possibilità di migliorare anche. Spero solo che non decidano, come molti altri gruppi hanno fatto, di farsi coinvolgere in quel circolo vizioso chiamato “Music Business”.
Recensione di Donato Tripoli
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