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Hypocrisy - "Virus" (Nuclear Blast /Audioglobe)

Line up:

Peter Tägtgren - guitars/vocals
Andreas Holma - guitars
Mikael Hedlund - bass
Reidar Horghagen (Horgh) - drums
 

voto:

7,5
 

recensione

Dopo circa un’anno dall’uscita del penultimo disco, il meritevole “The Arrival”, il gruppo di maggior successo del tuttofare Peter Tägtgren lancia sul mercato “Virus”, in cui viene tralasciata la fissazione del frontman per gli alieni a favore di una maggior concentrazione su temi più vasti, ed anche meno definiti.
Rispetto a “The Arrival”, si nota una maggior varietà nello stile compositivo. L’apertura, dopo una brave intro spetta a “Warpath”, buonissimo pezzo death bello piento di ritmi veloci e blast beat e l’ormai leggendario screaming del singer. Il cambio di formazione, che vede un nuovo batterista si fa notare dopo pochissimo, innanzitutto per le velocità raggiunte dalla doppia cassa. Da menzionare un valido lavoro delle tastiere che rendono il tutto più personale.
Segue a breve distanza “Scrutinized”, dalle caratteristiche più vicine a certe interpretazioni del thrash di stampo più americano. I fraseggi della chitarra richiamano alcune sonorità dei sacrosanti Slayer, ma non mancano tracce di più spiccata melodia.
Con la successiva “Fearless” i tono si smorzano per dare all’ascoltatore un senso di alternanza, questo pezzo si avvicina molto più degli altri allo stile di “The Arrival”, si riconosce lo stampo alla “Slave To The Parasites”. “Craving For Another Killing” porta su di moltissimo il ritmo, arrivando a velocità di blast beat che fanno dubitare della natura umana del batterista. Anche in questo caso non viene però a mancare una certa attenzione per la melodia. “Let The Knife Do The Talking” va citata anche solo per il titolo, piuttosto esplicito e con un tocco di truce ironia. Per il resto si tratta di un pezzo mid-tempo simpatico e ben integrato nel contesto dell’album, ma forse non del tutto imprescindibile e che presenta poche variazioni.
L’intro di “A Thousand Lies” viene addirittura affidato ad una chitarra clean, l’incanto non dura poi molto, perché l’ingresso dei chitarroni ultra-distorti non sui fa certo attendere, ma con sorpresa, verso metà del pezzo il tema iniziale ritorna ed alla chitarra di accompagnamento se ne aggiunge una solista che crea un’atmosfera da pezzo lento e malinconico estratto dall’hard rock d’annata.
Il punto più basso viene forse raggiunto da “Incised Before I’ve Ceased” che, pur non essendo spiacevole, non ha quel mordente presente negli altri pezzi.
Anche la successiva “Blooddrenched” si parifica al pezzo appena terminato, ma si può scorgere (con sorriso compiaciuto da parte di alcuni) un lieve tocco di Carcass in alcuni punti iniziali.
“Compulsive Psychosis” porta all’udito dell’ascoltatore uno dei motivi orecchiabili per cui Tägtgren è diventato famoso, ed in parte può dare una spiegazione del perché costui abbia dato vita ad un gruppo atipico come i Pain. Si tratta comunque di una canzone apprezzabile.
Concludiamo con la tematica usata ed abusata di “Live To Die” che usavano già i Black Sabbath ai loro albori. Dal punto di vista musicale il pezzo ha nel suo inizio una maestà ed un’incedere sconosciuti agli altri pezzi. Si tratta tra l’altro dell’unico pezzo in cui il singer utilizza per lungo tempo la voce pulita. L’idea a monte del pezzo è indubbiamente molto buona, ma in alcuni tratti esso scivola in tonalità radiofoniche e potrebbe non sembrare inopportuno come colonna sonora di qualche film un po’melenso.
Molto positiva la valutazione del disco nel suo insieme, soprattutto conoscendo le precedenti release del gruppo, particolarmente apprezzabile la differenziazione del carattere dei pezzi. Per quanto riguarda la composizione c’è da dire che come sempre le strutture dei brani non sono eccessivamente complesse ed all’interno dello stesso pezzo è difficile trovare cambi di stile o di atmosfera.
Parlando invece del livello tecnico dei musicisti la nota di merito va senza dubbio al batterista che ha praticamente raddoppiato i tempi dei dischi precedenti ed ha dato prova di lodevole controllo dei propri arti, specie quelli inferiori ed è comunque riuscito a non far perdere la carica dei pezzi più cadenzati.

Recensione di Lorenzo Canella

tracklist

  1. Intro
  2. Warpath
  3. Scrutinized
  4. Fearless
  5. Craving For Another Killing
  6. Let The Knife Do The Talking
  7. A Thousand Lies
  8. Incised Before I’ve Ceased
  9. Blooddrenched
  10. Compulsive Psychosis
  11. Living To Die.

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