A ben sette anni di distanza da “Chemical Weddind”, il singer della vergine di ferro da alla luce un nuovo album del
suo progetto solista.
"Tyranny of Souls" è stato definito dallo stesso singer una sorta di viaggio interiore che analizza aspetti personali
dello stesso Bruce che va a scavare nel suo subconscio nel tentativo di scoprire se stesso, o di farsi scoprire dagli
altri, qualunque sia delle due cose, il bersaglio è stato centrato.
Dal punto di vista delle musiche l'album sembra molto più curato sotto l'aspetto compositivo e soprattutto se si va
ad analizzare il guitar work. Merito quasi certamente dell'ingresso del chitarrista "Roy Z" che dal suo ingresso ai tempi di "Accident Of Birth" ha apportato un tocco personale in più.
L'apertura è affidata ad una breve intro, una sorta di riscaldamento vocale per il buon Bruce, prima di iniziare a
fare sul serio con "Abdcution", brano che se all'inizio rischia di sapere di già sentito, nella fase centrale si riscatta
con un ottimo solo di chitarra. La successiva "Soul Intruders", ottimo middle tempo anche in questo caso va
sicuramente
citato il guitar work di Roy, a dir poco perfetto visto il contesto.
Anche i picchi che raggiunge Dickinson nel corso di questa traccia sono veramente ottimali, ma questo era ovvio
aspettarselo.
Ottima la varietà dei brani proposti, si passa da canzoni potenti, veloci, alcune più cadenzate e ballad stupende
come "Navigate the Seas of The Sun" una delle chicche presenti su Tyranny of Souls, dove pianoforte e chitarra
acustica accompagnano un Dickinson energico e in piena forma.
"Power of The Sun" invece spicca per la sua velocità e potenza, un pezzo molto vicino al power di matrice teutonica
senza però dimenticare le origini classiche.
Dal power, all'heavy, all'hard rock, "Devil on a Hog" fa un salto ancora più indietro tornando alla a rivangare un
capitolo che si credeva perduto col tempo.
Con "Believil" invece la parte strumentale viene sacrificata, si fa per dire, per dare maggior risalto alle doti vocali
del singer, ottimo veramente, una prova stupenda a cui spero di poter assistere in sede live al più presto.
Siamo in chiusura con la title Track, una sorta di riassunto di tutto il lavoro tornando, probabilmente questo è il
brano più intimo di tutto il lavoro, la sintesi di quanto scoperto nel corso del viaggio interiore.
Tirando le somme, ci troviamo davanti ad un ottimo lavoro, curato nei dettagli sia nei testi che nella produzione,
l'entrata in squadra di Roy Z ha sicuramente giovato. Punto di forza è sicuramente la varietà del prodotto che anche
se all'inizio può spiazzare l'ascolatore. Basterà far girare un paio di volte il cd nello stereo per poterlo apprezzare in
tutte le sue sfumature.
Recensione di Paolo Manzi
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