La coppia Kürsch/Schaffer che già con il primo lavoro aveva dimostrato di riuscire a far combaciare perfettamente le idee dei due collaboratori ritorna a distanza di cinque anni col secondo sforzo che ha portato buoni frutti.
Un’apertura da sogno (per chi come me ama lo stoppato) si presenta senza lasciare il tempo all’ascoltatore di non riconoscere il sound di Jon Schaffer; questa è Crimson King che mi stampa subito un sorrisone sul volto quando mi rendo conto che la guida spirituale dei fanatici del palm-muting non ha cambiato il suo stile; un brano che crea un forte impatto anche per via della linea vocale che entra subito diretta senza lasciar scampo al riff di chitarra di fuggire da lei. Un ritornello tirato dal doppio pedale continuo e un intermezzo pulito che crea atmosfera per poi cedere il passo al puro riff schafferiano che ci aveva accolto appena premuto play, questi sono gli elementi che costituiscono l’impalcatura della miglior canzone dell’album.
Segue Beneath these Waves, più lenta ma anch’essa coinvolgente soprattutto grazie alla linea vocale che questa volta mi sembra svolga un ruolo più rilevante rispetto alla musica, anche qui troviamo il momento di quiete che va a chiudere il pezzo.
Con Terror Train si ritorna alle mazzate, la batteria tira come un treno (del terrore) e gli stoppati crescono come funghi; anche questo un gradevolissimo componimento metal per cui verra anche girato un videoclip.
Nel quarto brano, la cui introduzione è molto simile a quella di Hollow Man contenuta in The Glorious Burden degli Iced Earth, troviamo per la prima volta delle parti acustiche, le quali d’ora in poi ricorreranno spesso durante il nostro tragitto fino alla tracca n.10. Comunque Seize the Day rappresenta una delle ballad presenti nel disco, un pezzo in cui il singer si sbizzarrisce con le attentamente curate e ben inserite sovraincisioni, soprattutto nella parte finale.
Anche qui come nel resto dell’album il chitarrista Jim Morris, il quale ha inoltre collaborato con i mastermind nella produzione e aveva suonato sul primo disco, ha apportato il suo contributo per quanto riguarda la parte solista.
Senza proseguire analizzando ogni singola traccia posso dire che anche questa volta il duo Demons & Wizards ci offre un ottimo lavoro, ricco di idee ben sviluppate riuscendo a lanciare sul mercato un prodotto di qualità che non fa rimpiangere il suo predecessore del 2000; l’unico elemento che fa perdere un po’ di splendore a Touched by the Crimson King ritengo sia l’eccessiva quantità di parti pulite e melodiche, oltre ad alcune porzioni come l’introduzione di The Gunslinger e Love’s Tragedy Asunder sono presenti anche ballate come la già nominata Seize the Day, Wicked Witch interamente acustica e Down Where I Am. Questi sono titoli di canzoni di un certo calibro però ascoltandole tutte all’interno della medesima set-list tendono a stancare. A mio parere la ballad all’interno di un album deve essere come il gallo all’interno di un pollaio.
Parlando della line-up, a rendere ancor più brillanti gli spunti di Kürsch e Schaffer all’interno del Demons & Wizards team troviamo Bobby Jarzombek alla batteria, il quale aveva già suonato con gli Iced Earth, e Rubin Drake al basso.
In chiusura, in posizione n.10 si piazza Immigrant Song degli storici Led Zeppelin; certamente un bel motivetto che col suo timbro ritmico cadenzato si adagia senza difficoltà alle corde di Schaffer, però io non sono un grande appassionato di cover e visto che questa se non per il suono non presenta neanche particolari che la rendono un po’ più Demons & Wizards non ho apprezzato molto questa scelta.
Tuttavia intendo complimentarmi con il duo perché, tralasciando qualche calo di esalto (che comunque per i patiti delle ballad potrebbe anche non esserlo), è riuscito a regalarci un altro gran bel disco che inoltre, rispetto a quello precedente si distacca maggiormente dallo stile delle rispettive band dei due musicisti.
Recensione di Mattia Berera
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