Attivi sin dal lontano 1994 i black/trhasher Destroyer 666 tornano sulle scene con il loro quinto full lenght, un disco dal sapore old school e che probabilmente si propone come il miglior lavoro del combo australiano.
Nonostante l’origine del quartetto, il suono dei nostri si rifà chiaramente alla scuola europea di un certo blackened thrash tanto in voga alla fine degli anni ’80 e primi ’90.
Il punto di forza di “Wildfire” che è in grado di far emergere questo disco dal mare di uscite discografiche similari, è sicuramente il songwriting.
Sin dall’opener “Traitor” e in maniera più marcata dalla seconda traccia “Live and Burn”, si nota subito che i riffs di chitarra affidati all’ascia del fondatore K.K. Warslut e di R.C. sono particolari, mai banali nonostante la proposta musicale rimanga ben ancorata all’interno del genere. La produzione, pulita ma mai patinata, aiuta ad entrare nel mondo dei Destroyer 666, che in questo lavoro sembrano puntare non solo alla violenza sonora tipica delle loro canzoni, ma anche ad un senso di epicità malvagia che emerge in tutto il suo splendore nell’ultima traccia “Tamam Shud”.
La maturità artistica dei Destroyer 666 è rappresentata dall’intenzione che hanno voluto dare al disco: una proposta di vecchia scuola, non particolarmente impegnativa nell’ascolto e all’apparenza solamente“in your face”, ma che con un’analisi più attenta fa emergere le capacità tecniche dei singoli musicisti (in particolare negli assoli che condiscono ogni traccia) e fa apprezzare la ricerca di una certa melodia un po’ nascosta che dona alle composizioni un atmosfera molto interessante.
Le tematiche del disco sono sempre legate al nichilismo, all’occulto e alla guerra e alcuni esperimenti con voce pulita di K.K. sembrano ben riusciti, anche se il meglio del cantante australiano viene dato grazie al classico screm sporco tipico del genere.
Un altro esperimento, a mio parere ben riuscito, è rappresentato dalla terza traccia, interamente strumentale: l’ennesimo tentativo da parte dei nostri di provare, piano piano, ad alzare l’asticella dell’innovazione.
Ovviamente nulla di nuovo sotto il sole e nulla per il quale gridare al miracolo, ma “Wildfire” ad oggi prende tranquillamente in mano lo scettro del disco blackened/thrash del 2016, ovviamente restando in attesa del lavoro dei maestri teutonici Desaster, in uscita ad Aprile!
Recensione di Manuel Molteni
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