“Tremate, tremate, le streghe sono tornate!” Ebbene si, dopo quindici anni dal loro ultimo lavoro di un certo livello (Midian targato 2000), seguito da una manciata di dischi di qualità dubbia, sembra proprio che il combo d’oltremanica capitanato dallo storico leader Dani Filth si sia ricordato di essere in grado di produrre ottima musica.
Infatti, il nuovo disco, Hammer of the Witches contiene tutti quegli elementi che hanno reso famoso il sound dei nostri, e si preannuncia per chi scrive uno dei migliori platter del genere di quest’anno. Ma andiamo con ordine.
L’odiato/amato Dani, dopo il mediocre The Manticore and Other Horrors decide di prendere una pausa. In questi tre anni cambia le carte in tavola in casa COF, sostituendo Paul Allender, storica ascia dei nostri con la coppia Marek ’Ashok’ Šmerda e Richard Shaw. Ed è forse questo cambiamento che da il via alla rinascita artistica dei Cradle of Filth.
Con questi due musicisti è possibile ritornare alle armonie di chitarra gemelle, trademark del sound originale dei nostri e grazie ad un rifframa decisamente ispirato, insieme alle orchestrazioni gothic e a melodie a tratti veramente di facile presa,ecco che i migliori ingredienti sembrano essere pronti per costruire qualcosa di importante. Ma il vero collante di tutti questi elementi è sempre la voce del deus ex machina, Dani Filth.
La capacità vocale del singer sembra aver ripreso vigore, e il piccolo frontman evoca streghe e demoni passando dal suo personalissimo scream a growl cavernosi che puzzano di zolfo.
Le orchestrazioni, altra caratteristica fondamentale del combo inglese sono sempre presenti ma mai invadenti o fuori luogo, e sono perfettamente inserite nel muro sonoro grazie ad un ottima produzione. Riffs di chiaro stampo thrash pervadono per tutte le undici canzoni del platter, senza mai risultare noiosi (a mio avviso una delle più grandi pecche degli ultimi album), e donano al lavoro un senso di violenza sonora che da tempo mancava ai nostri.
Brani veloci come “Yours Immortally...” o a più epici come Blackest Magick in Practice rappresentano appieno il ritorno sulle scene dei COF, che a sorpresa si riappropriano del trono di quel genere che amalgama gothic, black, thrash e che parecchi anni or sono avevano creato.
Un’ultima nota per i testi di un ispiratissimo Mr. Filth, che spaziano da visioni apocalittiche a sabba neri di streghe fino ad arrivare ad evocazioni di vampiri nel più classico stile horror.
Non avrei mai scommesso un centesimo sul ritorno in grande stile dei COF, devo essere onesto.
Ma un lavoro così ispirato mi ha fatto immediatamente cambiare idea, un gradito colpo di scena da parte di una storica band che ci ricorda che l’ispirazione è la vera anima della musica, e che i vecchi leoni, dopo essersi leccati le ferite, sono sempre in grado di ritornare più forti di prima.
Recensione di Manuel Molteni
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