Per gli amanti degli anni stupendi per il movimento black thrash dei primi ’90,
ritornano sulle scene con il loro con il loro settimo sigillo i tedeschi Desaster,
che devono il loro monicker ad una delle band della “triade del thrash tedesco”, i Destruction.
Sicuramente dopo la mia introduzione già molti avranno di Voi avranno storto il naso, immaginandosi la solita release per nostalgici, ed in effetti “The Arts of Destruction” ricalca gli stilemi dei generi sopracitati ma….esiste un ma! Si, perche i quattro teutonici capitanati dalla voce infernale di Sataniac confezionano un piccolo gioiellino per gli amanti delle sonorità piu’ grezze e old school.
Dopo un breve intro si parte subito con la titletrack, e si viene subito avvolti dall’odore di zolfo profuso dai semplici ma catchy riff di Infernal (unico membro attuale già presente nel lontano 1988!)
che crea la struttura portante per creare, a mio avviso, una sorta di ponte tra vecchia e nuova scuola.
Sicuramente non troverete tecnicismi, virtuosismi o uso di strumenti moderni all’interno del platter, ma l’ispirato songwriting rende il disco accattivante per tutta la sua durata, ricordando a tratti la scuola death thrash svedese di ormai due decadi orsono.
Batteria, basso, chitarra, un’ugola straziata: semplici ingredienti ma tanta passione e voglia di spaccare il mondo a suon di blast beat al fulmicotone e parti in midtempo che vi faranno muovere la testolina con le corna alzate in breve tempo!
La produzione del disco è perfetta: grezza al punto giusto, ma che rende giustizia al disco e permette di sentire bene ogni strumento; i nostri inoltre ci regalano una piccola perla, ovvero gli otre otto minuti (!) dell’epica ed evocativa “Possessed and defiled” che nasce da un melodico arpeggio e si sviluppa con riff che creano un loop mentale che vi farà venir voglia di brandire una spada per unirvi ai figli di Odino…!
Peccato che i Nostri, negli anni, non abbiano avuto la possibilità (o l’intenzione?) di uscire dal loro regno dell underground (nonstante oggi sono sotto l’ala protettrice della tedesca Metal Blade): consiglio caldamente questo disco, perché onestamente sono pochi i gruppi “underground” della vecchia guardia che sono stati capaci negli anni a creare musica sicuramente vintage ma attuale.
Decisamente promossi, hail to Desaster
Recensione di Manuel Molteni
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