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Tragodia - "Theomachy" (My Graveyard Productions/***)

Line up:

Luca Meloni: voce
Francesco Lupi: chitarra, tastiera
Riccardo Tonoli: chitarra
Luca Paderno: basso
Daniele Valseriati: batteria
 

voto:

8
 

recensione

Sinceramente non so cosa pensassero o a chi si ispirassero nel “lontano” 1996 i due membri fondatori rimasti fino ai giorni nostri, rispettivamente Daniele Valseriati (batteria) e Francesco Lupi (chitarra), di certo ora nel 2012, sono a conoscenza di una splendida realtà, plasmata sotto il nome di Tragodia.
Giunti al secondo album in studio, il five piece bresciano si è realmente evoluto (termine che generalmente aborro accostare ad un ensemble Metal!), irrobustendo notevolmente il sound gotico e romantico del precedente “The Promethean Legacy”, che ha già cinque anni sulle spalle, sicuramente grazie anche all’innesto del poliedrico singer Luca Meloni, delle pulsazioni vitali delle quattro corde di Luca Paderno e del dotatissimo Riccardo Tonoli alla chitarra, chirurgo emerito specializzato in riffing e solismo al cardiopalma.
Vero è che anche in “Theomachy” l’animo dei Tragodia rimane ancorato ai Paradise Lost di “Draconian Times”, attingendo quindi a mio avviso semplicemente dal meglio del genere Gothic Metal ma, avendo il grande pregio di coniugarlo in modo più dinamico e pesante (parecchio in vena Nevermore dato che sono in tema di paragoni), rendendo il prodotto fruibile per un maggior numero di ascoltatori.
Qualcuno si starà magari domandando chi caspita siano i Tragodia e perché io ne parli come se fossero già una band famosa, la risposta sta nelle dieci perle contenute nel forziere “Theomachy”, che nonostante (benché io non lo ritenga affatto un difetto) sia un prodotto legato all’underground, leggasi il logo My Graveyard Productions a piè di disco, label generalmente foriera del più puro H.M. in circolazione sulla Penisola, ha il grande pregio di essere suonato, arrangiato, prodotto, eseguito e curato con perizia da veri PROFESSIONISTI.
Non stupitevi quindi di trovare un quartetto d’archi in ben sette tracce, oppure che il cd sia stato masterizzato ai celebri Finnvox Studios di Helsinki, così come di avere un guest internazionale quale Philip Schunke dei Van Canto sul singolo “The Eve Of The End”, brano toccante e trascinante al contempo, sostenuto da un refrain che definire sublime suona riduttivo, oltre che della sensualmente artistica cover incorniciata da un packaging prezioso a mo’ di libro.
Lasciate fare tutto ai Tragodia e alle musiche scritte dal mastermind Francesco Lupi, che impreziosisce le sue trame con un velo di tastiera essenziale, oltre che a cimentarsi nelle backing vocals, completando l’opera di grande interpretazione compiuta dal Meloni, camaleontico ed emotivo tanto quanto aggressivo quando i nostri pigiano sull’acceleratore, sentire “Mother Wisdom, Father War” o la botta conclusiva di “Barbarian Pride” per credere.
Un sound squisitamente attuale ed avvolgente che spero permetta al gruppo lombardo di farsi conoscere e notare, non soltanto nel consueto giro di pub e locali “intimi” ma, perché no, entrare in una dimensione maggiore, tale e tanta è la raffinata qualità elargita in “Theomachy”.
Basta solo levarsi per tre quarti d’ora il paraocchi dei sottogeneri, operazione ahimè assai difficoltosa anche per il sottoscritto , forse doppiamente stimolante ed appagante una volta apprezzato l’elegante messaggio dei Tragodia, meritevoli di raccogliere finalmente i frutti di quindici anni di carriera che, a quanto pare, tocca il primo vertice col qui presente ed inappuntabile “Theomachy”.


Recensione di Alessio Aondio

tracklist

  1. The Siege
  2. Tentacles
  3. The Eve Of The End
  4. The Stones Of Uruk
  5. Mother Wisdom, Father War
  6. Iceberg
  7. Once We Were Titans
  8. The Fields Of Yore
  9. By The Gates Of Oblivion
  10. Barbarian Pride

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