Pensate, io sono talmente disinformato sulla letteratura fantasy, troppo poco “metropolitana” per i miei gusti, che, vedendo il nome Balrog sul qui presente cd, ho pensato subito al mitico pugile del videogioco che segnò la mia infanzia, “Street Fighter”...
Invece, la band di Busto Arsizio (VA), attinge questo monicker dalle creature Tolkeniane, rese malvagie dal potere oscuro di Morgoth (o giù di lì!), cosa che, ascoltando questo debut album, si addice parecchio alla band lombarda.
Le sette tracce che compongono “A Dark Passage” infatti, sono costruite attorno ad un roccioso Power/Heavy di estrazione teutonica che, personalmente, mi ha ricondotto ai Rage di metà carriera, quelli di “Trapped!”, “Missing Link” e “Black In Mind”, tanto per capirci.
L'inserimento come nuovo vocalist di Stefano Castagna, non fa che indurire il sound del disco, grazie all'alternanza di tonalità acute e, nel maggiore dei casi, di un uso virile della sua ugola, quasi come un novello Boltendahl!
Da segnalare un grande uso delle chitarre che, tecnicamente preparate (basti sentire la instrumental “Tears” a cura di Stefano Luoni), si danno battaglia per tutta la durata del lavoro, con cambi di tempo che spaziano dalla cavalcata all'arpeggio, come nel caso della folgorante “At The Black Gates”, intrisa anch'essa delle tematiche succitate.
Anche se, devo dire la verità, a fianco di molti punti a favore per gli esordienti Balrog, ho trovato un paio di appunti da fare, quali un uso non sempre lineare e “di sicura presa” delle linee vocali, come nel caso dell'opener “The Wait” o ancora, nello stacco melodico di “The Rise”, preso in prestito da “Insignificant” dei Nevermore e, più generalmente, sempre per opinione assolutamente soggettiva, i nostri necessiterebbero di una maggior capacità di sintesi, così da non appesantire le composizioni e colpire al segno con tutte le frecce a disposizione!
Non si creda altresì che io non abbia apprezzato “A Dark Passage”, al contrario mi fa molto piacere che esistano ancora dei gruppi come i Balrog, non strettamente incanalabili in un genere preciso, con capacità di songwriting e buone song sin dal primo full lenght registrato, vedi l'inno Heavy Metal di “Shadows”, dal testo tanto pieno di clichè, quanto adorabile al primo passaggio!
Da segnalare, non da ultimo, un altro particolare che ho gradito parecchio in questo platter, ovvero il drumming di Tommaso Colombo, vario, efficace e tremendamente convincente, certamente un valore aggiunto alla proposta del quintetto.
Spero di non essere stato troppo duro con una band che, di sicuro ha raggiunto, con anni di gavetta, l'agoniato esordio su lunga distanza e il deal con la My Graveyard, anche perchè, le premesse ci sono tutte, c'è anche un margine di miglioramento da colmare ma, di certo, aggiungiamo il nome Balrog al novero di bands da supportare!
Recensione di Alessio Aondio
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