Il Power trio per eccellenza, la gioiosa macchina da guerra canadese si ripresenta al suo pubblico nel 1986 con the “Sport of Kings”. L’album, se mai è stato il caso, ribadisce la forza, la compattezza, e la qualità del trio Emmett-Levine-Moore (anche se questa volta aiutati in un paio di pezzi da songwriters d’eccezione quali Eric Martin, Neil Schon e Dan Huff).
Scelta migliore per aprire l’album non ci può essere, quando l’incedere cadenzato di “Tears in The Rain” ti fa salire un piacevole brivido lungo la schiena, la chitarra di Rick Emmett incanta e la voce di Gil Moore condisce il pezzo con carica e sentimento ricordando che ormai tutto è finito in questa storia d’amore e restano solo lacrime nella pioggia…
“Somebody’s out there” l’avresti voluta sentire in tutte le colonne sonore degli eighties tanto è melodica quanto ti carica con il suo chorus, nostalgia senza tempo di un genere che fu quello hard rock melodico prettamente anni 80 ma con un innegabile gusto.
Mid-tempo d’atmosfera con “What rules my heart”, quasi una ballad in puro stile 80’s se non fosse per la chitarra, strumento con il quale Rik Emmett graffia l’anima all’ascoltatore, allora come adesso.
“Hooked on You”, hard and roll d’altri tempi, suoni e visioni che riportano ad un tempo di spensieratezza e gioia, nella musica e nella vita quotidiana, in un mondo dove tutto era possibile e bello, dove tutto non era perfetto ma lo si poteva aggiustare con il riff giusto e l’attitudine giusta! E questo pezzo ha sia uno sia l’altro, suadente.
“Take a stand”, proclama e inno di una generazione che li aveva visti sbancare lo US Festival nel 1985 (creato da Steve Jobs, signor Apple), dicendo alle giovani generazioni il futuro è qui, dobbiamo farlo nostro e la voce di Moore e la chitarra di Emmett lo ribadiscono nel refrain cantato a pieni polmoni!
Fare una lista di tutti pezzi di questo disco sarebbe una sterile rivista di un album che non ha cadute, forse un paio di ballad un po’ troppo “mielose” quali “Just one night” e “Don’t love anybody but me” , ma lo splendido strumentale “Embrujo” con Emmett che toglie distorsione ma non passione alla sua chitarra e la chiusura con “in the middle of the night” rendono questo disco un MUST per tutti coloro che amano l’hard rock e gli anni 80!
Recensione di Lorenzo C.
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