Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ecco quindi che scendono in campo i Misery Index, formazione americana che non ha di certo bisogno di presentazioni per chi mastica sonorità death/grind. Il loro obbiettivo? superare se stessi, una delle imprese più difficili in assoluto visti gli ottimi riscontri ottenuti con "Retaliate" e "Discordia" prima e con il brillante "Traitors" dopo. Eppur per una band che, assieme a poche altre di vero valore, sta tenendo alto il nome del death/grind non si tratta proprio di un obbiettivo impossibile da centrare. Viene quindi pubblicato sotto la santissima Relapse Records "Heirs to Thievery", trattasi del quarto capitolo di una creatura destinata a scrivere un pezzo di storia di questo genere di sonorità, e indubbiamente della consacrazione definitiva per questi ragazzi e le loro idee. La vera differenza tra una band death di valore e una messa giu a tavolino sta nel proporre vere e proprie canzoni, non sfuriate incomprensibili chiamate "brutali" per una questione di attitudine ridicola. I Misery Index credono veramente alla propria musica, è il loro punto forte da 9 anni, e anche con questo quarto capitolo realizzano un'opera di musica estrema da gustare scorrevolmente e da godere senza alcun difficoltà sonora, questo grazie al buon uso delle proprie influenze, che partono da una solida base death/grind per poi abbracciare comportamenti hardcore/thrash che spesso e volentieri assumono un aspetto groove veramente azzeccato, questo grazie alla chiara e limpida produzione messa a disposizione. Ne nasce una tracklist compatta che per 11 brani disintegranti non annoia in nessun paggaggio, tutto perfetto, episodi come "The Carrion Call", la titletrack stessa, e la fulminante "You Lose", tanto per citarne alcuni, parlano da soli e la loro resa live è gia una garanzia.
Ancora una volta quindi le parole Relapse e metal estremo si affiancano come nessun altro sa fare, per questa etichetta d'oltreoceano avere nel roster gente come i qui presenti Misery Index è un gran vanto in quanto, ora come ora, assieme ai compagni di label Man Must Die rappresentano la fonte d'idee più forte dell'intero panorama death/grind.
Recensione di Thomas Ciapponi
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