Sono davvero inossidabili, non perdono un colpo, dopo quasi quarant'anni di
onorata carriera riescono ancora a stupire ed emozionare ostinandosi a proporre
nuove versioni e ri-arrangiamenti del "vecchio e stantio" southern rock!
Stiamo ovviamente parlando dei Molly Hatchet, il sestetto di Jacksonville guidato
dall'iperattivo Bobby Ingram principale songwriter.
A dire il vero della vecchia e storica formazione rimane ormai solamente la
ritmica di Dave Hlubek, forse appesantito dagli anni (e dai chili) ma ancora in
pista.
Parlando del nuovo "Justice" non troviamo grosse novità, il southern rock piace
così come è o non piace, o, in alternativa, non è più southern rock.
L'album segue un disco di cover "Southern Rock Masters" del 2008 mentre per
trovare l'ultimo studio album bisogna tornare indietro al 2005 con "Warriors of
the Rainbow Bridge".
E' da li che Ingram e compagni ripartono con la loro musica che ha, sin
dall'ingresso dello stesso Ingram, inserito ai classici riff sudisti
un'impostazione più quadrata tipica dell'hard & heavy teutonico, sapendo comunque
mantenere viva ad importante la componente che ha reso famoso questo genere
musicale.
La mossa comunque è stata azzeccata ed ha fatto si che dagli States alla vecchia
Europa i nostri riscontrassero un gran successo, quasi tornati a nuova vita dopo
un lungo buio ed incerto periodo.
Non a caso la Label, la tedesca SPV, ha spinto tanto e tanto sta ancora facendo
per questa vecchia gallina che continua a fare buon brodo (oltre a qualche uovo
d'oro di tanto in tanto).
La struttura del disco è una di quelle classiche, si parte con il pedale
sull'acceleratore in apertura con brani come "Been To Heaven Been To Hell" o
"American Pride", si rallenta a metà sfornando ballate capolavoro "Fly On Wings Of
Angels (Somers Song)" per poi dare un ultimo colpo di vita dove la traccia di
chiusura "Justice" si rivela uno dei pezzi forti del disco riassumendo in toto
tutto lo spirito dell'album da cui prende il nome.
Come sempre quindi consiglio l'ascolto di questo disco che certo non deluderà i
fans della band.
Recensione di Paolo Manzi
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