Tornano dopo 3 dalla loro ultima fatica i Freedom Call di Daniel Zimmermann.
Ad essere sincero quando mi sono trovato fra le mani questo cd ho “maledetto” il mio caporedattore. Non è certo un segreto la mia avversione verso certe sonorità, quindi mi sono accostato a questo lavoro con un sacco di pregiudizi. La sorpresa nel constatare che tutto sommato questo "Legend Of The Shadowking" ( cd ispirato dalle vicessitudini del monarca bavarese Ludwig II ) è un bel lavoro è stata più che piacevole.
Su tutto mi ha colpito molto la prova vocale di Bay che non si lancia in performans da "checca isterica power" ma in ogni pezzo mette teatralità e sentimento,passione ("Dark Obsession" su tutte), spaziando da passaggi vicini al Kay Hansen dei primi Gamma Ray, al Kiske dei bei tempi (non per l'estensione ma per il modo di cantare) o il simpatico Tobias Hammett ma quello che mi ricorda di più è il cantante degli Headstone Epitaph ("The Shadowking") che dopo un brillante inizio (chi se li ricorda al GoM del 1999 ?) sono spariti nel nulla.
Ne è la prova Under the Spell of the Moon dove penso Bay raggiunga il suo massimo. Le parti basse che contrastano i cori eterei rimangono subito in testa e il tutto non è per nulla scontato.Ottima.
Molto ben curati i cori che anche in questo caso rimandano principalmente ai Gamma Ray di Heading For Tomorrow, una sorta di “metallizzazione” delle parti polifoniche dei Queen, alle parti più spensierate e catchy alla Edguy ("Remember !" ...)
Il disco si mantiene su un buon livello e offre quello che uno si aspetta : tirate di doppia cassa, coretti molto “happy metal” ( più vicini agli Edguy che agli Helloween tanto per intenderci …) che spesso sfiorano il ridicolo ( Thunder of God è al limite della pacchianità targata Manowar ...ok ora ho tanti nemici... ) e parti di chitarra ricercate (non ci sono soli di millemila note e esagerazioni fuori luogo).
Fra tutti i pezzi spiccano oltre la già citata "Under the Spell of the Moon" la opener "Out of the ruins" che riassume tutto il disco e la epica "Merlin – Legend of the Past" con un inizio di chiara impronta Rhapsodyana passa poi a sonorità vicine ai Gamma Ray per concludersi in cori e positività alla Edguy. Va segnalato il coro inizialedi "Resurrection Day" che per certi versi mi ricorda alcune sonorità dell'ultimo disco dei Jon Oliva's Pain ... per poi trasformarsi nell'ennesima canzone tirata happy metal ( pensate a Babylon dei già stracitati Edguy).
Buona la produzione (ogni tanto le chitarre non mi entusiasmano come suoni, soprattutto nelle ritmiche serrate), impeccabile l'esecuzione. Zimmermann si dimostra come sempre una macchina insuperabile. Mito. Inumano.
Un buon disco quindi che dimostra come esistano ancora gruppi interessanti nella spesso inutilità compositiva della scena power metal. Niente di nuovo ovviamente ma in questo lavoro i Freedom Call sembrano aver mixato con gusto tutti gli elementi dei maggiori gruppi teutonici del genere.
Promossi a pieni voti !
Recensione di RIG
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