Il portale della musica Heavy Metal

www.holymetal.com
 
 
sei in Home » Recensioni » Behind the Curtain - "Till Birth do Us Part" (Sensory /Lucretia Records)
elenco recensioni

Behind the Curtain - "Till Birth do Us Part" (Sensory /Lucretia Records)

Line up:

Lars Jelsbak - Guitars and Background Vocals
Brian Rasmussen - Drums/Percussion and Background Vocals
Signar Petersen - Guitars
Jonas Herholdt Froberg - Lead Vocals
Morten Sandager Pedersen - Pianos/Keyboards and Background Vocals
Kasper Dupont Molin - Bass
 

voto:

6
 

recensione

Primo full length per questa band danese formatasi ormai 10 anni fa, nel 1994, da musicisti che in precedenza suonavano death metal e che poco a poco si sono avvicinati al prog, inizialmente per puro diletto, trasformatosi poi in vera e propria passione. Il prog sfornato dal sestetto in considerazione non è certo dei più tecnici (un paragone coi Dream Theater li ridicolizzerebbe alquanto) anche se nella loro musica sono presenti tutti gli ingredienti previsti da questo genere di heavy metal (che sinceramente non rientra fra i miei preferiti): riff in controtempo, tempi dispari, e tutto il resto il cui scopo è mettere in primo piano la tecnica musicale di una band. Quello suonato nell’album è quindi un prog metal dalle modeste ambizioni tecniche ma non per questo è da considerarsi insufficiente, anzi, è piacevole e melodico, arricchito da una voce che varia notevolmente il timbro all’interno dei brani, spaziando da tonalità basse fino ad arrivare, in alcuni casi, a sfiorare il falsetto. L’argomento principale nei testi di quest’opera è un conflitto interiore, un’inquietudine mentale narrata in prima persona, che ha come elemento ricorrente lo specchio, oggetto crudele dinanzi al quale ci si confronta, analizzando le nostre opere passate e vedendole svanire in relazione al presente, in cui vige una realtà ben diversa, immateriale e ricca di nulla. Uno specchio che funge inoltre da “passaggio” per un altro mondo (per dirla alla Blind Guardian), il mondo della psiche di chi ci è riflesso, nel quale ci si perde inseguendo illusioni emotive, abbagliati da quella che un tempo si credeva fosse la realtà. Il cd si apre con l’intro “I believe”, brano strumentale nel quale un pianoforte ed una chitarra acustica iniziano a plasmare l’atmosfera malinconica che regna nell’album, si passa poi direttamente alle sonorità metal con “snap” spezzata comunque da un paio di intermezzi lenti, che precede una fra le canzoni, a mio parere, più belle dell’album: “artificial trance”: piacevole e melodica, con un ritornello che facilmente rimane in testa (cosa che difficilmente mi capita con i gruppi prog); la successiva “illusory” è invece l’unico lento dell’album, una ballata malinconica nella quale le chitarre danno un tocco di irrealtà con la loro particolare distorsione. Le tracce successive seguono un unico stile, il cui registro non si scosta dalle sonorità tipicamente prog e si arriva poi ad un’altra canzone degna di nota, “the fields of despair”, brano che cattura l’attenzione grazie alle melodie orecchiabili di strofa e ritornello, difficilmente ritrovabili nei brani precedenti. L’outro che chiude l’album riprende le musiche di “I believe” con l’aggiunta di una parte cantata, dando vita ad un brano melodico reso ancor più malinconico dalle liriche del testo e dalla partecipazione della voce, ricca di sovrapposizioni. Un semplice fatto da notare è l’errata tracklist riportata nell’artwork: alcuni brani sono stati invertiti rispetto all’effettiva disposizione nel cd.

Recensione di Diego Benetti

tracklist

  1. I Believe
  2. Snap
  3. Artificial Trance
  4. Illusory
  5. I Lost My Sense of Passion
  6. Dreaming of a Way
  7. Breeze
  8. The Fields of Dispair
  9. I Believe (cont.)

Archivio Foto

 

Recensioni demo

Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.

Wofango Patacca

Segui le avventure di Wolfango Patacca il boia di holymetal.com