Recita il vocabolario: “grottesco, agg. - stranamente deforme e innaturale, paradossale ed inspiegabile; di effetto tragicomico fondato su una voluta sproporzione degli elementi costitutivi di un momento drammatico”.
E “grottesco” è proprio il termine che più spesso ricorre quando si parla dei Pungent Stench. Attiva fin dal 1988, la band austriaca si caratterizza per i suoi lavori di “death metal grottesco e umoristico”; ed Ampeauty, l’ultimo album, il cui titolo gioca sulle parole amputee (amputato/a) e beauty (bellezza), dovrebbe segnare l’apoteosi di questo particolare genere che ha reso popolare il trio viennese. Indubbiamente la sola lettura della tracklist fa presupporre un menù non indicato per stomaci delicati, a cominciare da “Lynndie”, brano dedicato a Lynndie England, la soldatessa processata per atti di tortura nei confronti dei prigionieri iracheni ad Abu-Ghraib, fino ai successivi “Apotemnophiliac” e “Same shit- different asshole” (c’è bisogno di tradurre il titolo?).
Tutte queste premesse perdono totalmente valore al primo ascolto, quando l’aspettativa di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, di non convenzionale, di efficace crolla miseramente davanti a quella che è la realtà: brani ripetitivi, alla lunga stancanti, melodie esasperate e una voce così roca e sgraziata, impossibile da mandare giù. Difficile arrivare alla fine.
E se per caso stavate pensando a qualcosa di terribilmente lugubre, perché fuorviati da tracce come “The passion of Lucifer”e “Fear the grand inquisitor”, è meglio che rivolgiate altrove le vostre attenzioni.
Purtroppo non basta trattare tematiche politicamente non corrette o presentare qualche immagine macabra per meritare la definizione di non convenzionale o sconvolgente, e se le liriche non sono accompagnate da una musica adeguata una simile costruzione non può in alcun modo reggere (potremmo anche discutere se si tratti effettivamente di death metal…); in Ampeauty di grottesco c’è solo una cosa: la musica.
Aspettavo da tempo un’occasione per farmi un’idea precisa dei Pungent Stench, e sono giunta alla conclusione di essere davanti a uno di quei gruppi che o si amano o si odiano. Lascio a chi legge il piacere di indovinare quale sia il mio caso.
Recensione di Tiziana Ferro
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