Devo specificarlo dall'inizio, il death svedese che tanti, troppi gruppi ha sfornato non è affatto il mio genere preferito, poiché più sento bands di questo filone, meno ne riesco a cogliere pregi e idee, trovandoli quasi sempre schematici e profondamente freddi nella loro esecuzione.
A mio avviso però, i qui presenti Darkane, attivi sul mercato ormai da 10 anni, rappresentano una piacevole eccezione alla mia personalissima equazione sullo swedish death, infatti la band di Helsingborg, riesce ancora ad essere personale e propositiva pur essendo gà' alla quinta release.
Intendiamoci, gli ingredienti sono quelli del death (Thrash?) svedese, ovvero ritmiche serrate, vocals gridate e, ogni tanto qualche stacco melodico dal sound attuale e moderno, c'è da dire però che i cinque ragazzi propongono molto bene questa ricetta, grazie sicuramente ad un songwriting ben più elevato rispetto ai più blasonati In Flames (in costante parabola discendente), Dark Tranquillity o Soilwork che dir si voglia.
Si fanno notare oltre agli onnipresenti riffs spaccaossa, come al solito le vocals psicopatiche e variegate del buon Jens Broman e l'usuale, superiore (ad esempio per come usa i piatti) lavoro di Peter Wildoer dietro le pelli.
Non stiamo sicuramente parlando di una pietra miliare ma, senza dubbio di tre quarti d'ora di violenza ragionata e al passo coi tempi, personalmente continuo a ritenere "Insanity" del 2001 il miglior capitolo della band, senza comunque voler sminuire il nuovo cd, che, al contrario delle recenti abitudini di molte bands votate allo swedish death, non ha perso un grammo dell'aggressività che il gruppo ha sempre elargito con la propria musica, consigliato a chi adora i gruppi citati precedentemente ma, non si è ancora imbattuto nella lucida follia dei Darkane, di gran lunga la band più valida nell'attuale scena death svedese.
Recensione di Alessio Aondio
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