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Saxon - "Lionheart" (SPV/Audioglobe)

Line up:

Biff Byford - Vocals
Paul Quinn - Guitars
Doug Scarratt - Guitars
Nibbs Carter - bass
Jörg Michael - Drums
 

voto:

9
 

recensione

Ormai non c’è più bisogno di presentazioni per questa storica band inglese che ha fatto e continua tuttora a scrivere la storia del metal, è passato ormai un quarto di secolo da quando gli inventori della NWOBHM hanno pubblicato il loro disco d’esordio, e questo per Biff Byford e compagni è il ventesimo album, a tre anni di distanza da “Killing Ground” e dopo l’uscita di un Best-of e del loro primo dvd.
Ultimamente l’abbandono del gruppo da parte di Fritz Randow (di sua spontanea iniziativa) ha portato all’ingresso nella band di un altro ottimo batterista, parliamo di Jörg Michael, ormai definitivamente fuori dagli Stratovarious e pronto a dedicarsi a questa nuova avventura nei Saxon. Ma passiamo a questo tanto atteso “Lionheart”, album che è stato registrato nei Gems 24 studio di Boston (piccola cittadina inglese) e che si presenta con l’ottima cover disegnata da Paul Raymond, autore già della copertina di “Crusader” (1984). In questo lavoro, al tipico sound caratteristico del marchio Saxon, la band riesce a fondere elementi nuovi senza per questo stravolgere quanto fatto fin’ora (perché cambiare qualcosa che ha successo da venticinque anni?), e a mio parere dagli anni novanta ad oggi questo è sicuramente uno degli album migliori, complice anche la voce sempre eccezionale di Biff, a dimostrare che nonostante l’età che avanza i Saxon sono sempre tra i migliori.
L’apertura è affidata a “Witchfinder General” canzone potente e dinamica, ispirata ad una storia vera del XVII secolo, seguita da “Man and Machine”, tipica traccia di un lavoro dei Saxon con aggressivi riffs di chitarra da contorno ad un Biff Byford autore per tutto l’album di un’ottima prova. “The Return” non è altro che un’intro strumentale per la titletrack, la quale rappresenta perfettamente il volto attuale dei Saxon, un pezzo dalle sfumature epiche, potente e trascinante, destinato senza dubbio a far parte dei brani più riusciti prodotti dal gruppo britannico. Affascinante è la successiva “Beyond The Grave”, in cui le chitarre creano un’atmosfera suggestiva e piuttosto inusuale, ottima sintesi di tradizione e innovazione nel sound della band.
Altra buona canzone è l’energica e aggressiva “Justice”, a cui segue la veloce “To live by the Sword” , caratterizzata da buoni riffs di chitarra, così come buona è la prestazione di Nibbs Carter al basso. Troviamo poi la breve acustica “Jack Tars” che apre la strada ad un’altra traccia potente ed efficace fedele al suo marchio di fabbrica, “English Man’o’war”, mentre il ritmo si fa più lento e dilatato in “Searching for Atlantis”, più compatta e contraddistinta da un suono melodico. Il disco si conclude infine con “Flying on the Edge”, buona e granitica track il cui ritmo subisce un’accelerazione nel finale dando modo a Biff di concludere l’album in bellezza sfoggiando una voce ancora in piena forma.
In conclusione “Lionheart” è un ottimo album, frutto dell’evoluzione della band, che sembra stia ritrovando di nuovo successo, così come prova l’interesse di un crescente numero di fan. Ovviamente lavori come “Wheels of Steel” o “Denim & Leather” sono irripetibili, ma con il nuovo album i Saxon mostrano di avere ancora moltissimo da offrire al loro pubblico e lo si potrà vedere nel tour che partirà il 22 settembre a Kiel (Germania) per concludersi il 14 febbraio a Parigi, e che passerà a novembre per ben tre date dall’Italia, a Cortemaggiore (PC), Firenze e Zingonia (BG), appuntamento assolutamente da non perdere!

Recensione di Marco Manzi

tracklist

  1. Witchfinder General
  2. Man and Machine
  3. The Return
  4. Lionheart
  5. Beyond the Grave
  6. Justice
  7. To live by the Sword
  8. Jack Tars
  9. English Man'o'war
  10. Searching for Atlantis
  11. Flying on the Edge

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