I Claustrophobia sono un quartetto italiano che non ha ancora compiuto i due anni di vita, ma che si presenta ai deathsers nostrani con una demo, “2 Thousand Hate”, di assoluta fattura. Ottima la produzione esecutiva ed ottima anche la scrittura dei pezzi, che rimandano naturalmente i primi Sepultura (omaggiati con una stupenda cover del classico “Territory”). I quattro brani propri sono canzoni della durata media di 3:30, dirette e senza troppi fronzoli, in grado di fare muovere la testa anche all’ascoltatore meno interessato. Il demo si apre con “Choice”, caratterizzato da un ottimo riff di chitarra, che ricorda da vicino il compianto Dimebag Darrell e che poteva essere forse sfruttato meglio nell’economia della song. “Wake Up” è un pezzo molto violento e incazzato, con Niccolò che fornisce un’ottima prova di growler dietro al microfono ed urla tutto il proprio disgusto per la società attuale e, in questo caso, incoraggia le persone passive a reagire all’oblio ed ai soprusi. Il punto migliore del lotto è forse “Holy Child”, il brano dove la matrice hard-core (che ha sempre segnato i Sepultura e le band sue figliocce) è più presente che negli altri pezzi, particolarmente nel ritornello. Da segnalare anche l’ottima prova di Alessandro alla batteria e dei due chitarristi, amanti dello strumento e poco interessati a mostrare a pieno le proprie abilità tecniche a favore della resa d’insieme di questo disco, senza dubbio meritevole di essere preso in considerazione. Bravi.
Recensione di Riccardo "Rik" Canato
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