Frank Caruso, musicista che vanta una lunga carriera a partire dai Firehouse negli anni ’80 fino agli Arachnes, si getta in un nuovo progetto, Darklight appunto, in compagnia di Paola Baldacci alla voce, in un misto che si pone principalmente a metà tra gothic melodico e thrash metal.
Un lavoro che presenta alcuni spunti interessanti, e che basa il suo punto di forza sulle chitarra dell’artista meneghino, qui tuttofare dato che sono sue anche voce, basso, piano e tastiere (così come i testi), e spalleggiato dalla voce di Paola che più che fare da protagonista si limita ad accompagniare queste musiche di sottofondo interpretando con un certo mestiere i brani scritti da Frank.
Così le chitarre dal suono ottantiano (che rendono al meglio in “Like A Leader”) fanno da struttura portante per sonorità a volte anche più moderne (effetti sintetizzati compaiono spesso, vedi “True Essence”), e sono integrate da parti sinfoniche che rendono il tutto più trasognato. In questo quadro si distingue invece la medioevaleggiante “Enchanted Night”, brano che mi ricorda vagamente qualche canzone di Ritchie Blackmore in compagnia di sua moglie Candice Night, e dove Paola può dar maggiore prova delle sue abilità, pur non impressionando particolarmente, ma dimostrando comunque le sue capacità, così come nella seguente “Magic World”, in cui le viene dato ancora più spazio.
In questa parte dell’album il piano diventa più pervasivo, mentre i cori femminili si scontrano con la voce roca di Caruso (“About You” e “You Are My Desire” per citare qualche esempio), e ancora a convincere di più sono comunque le parti di chitarra quando il suono si fa più aggressivo. Il termine del disco arriva poi con quello che è il brano più lungo ed articolato, la strumentale “Breathless”. Arricchito da assoli di buona fattura e in grado di riunire allo stesso tempo gran parte degli elementi che compaiono nel resto del lavoro, questo pezzo regala una piacevole conclusione ad un album che purtroppo, nonostante la tecnica, la composizione, e la buona qualità della produzione, non riesce mai a decollare come dovrebbe, attestandosi su toni piuttosto blandi.
Per tutto l’arco del disco infatti la sensazione che si ha è che manchi quel qualcosa in più che possa permettere a “Light From The Dark” di fare il salto di qualità, ed alla fine rimane in testa ben poco dei pur validi brani realizzati.
Recensione di Marco Manzi
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